Riflessioni intime sulla culture di massa

Brevi recensioni letterarie, senza sconti: Regno a venire di J.G. Ballard

Il romanzo ‘Regno a venire’ di J.G. Ballard soffre di un impianto filosofico ricco ma altrettanto slegato. Nonostante questo, la capacità dello scrittore inglese di creare suggestioni inquietanti e per questo attraenti rimane intatta

Il Metro-Centre, mastodontico centro commerciale della cittadina di Brooklands, diventa la cattedrale di una nuova religione pagana. In questa chiesa gigantesca di acciaio e vetro, che ospita negozi e impianti sportivi, sorta nella periferia autostradale attorno all’aeroporto di Heathrow, si celebrano il culto del consumismo e della violenza estetizzata degli sport di squadra come il calcio e l’hockey.

Brevi recensioni letterarie, senza sconti Regno a venire di J.G. Ballard
Brevi recensioni letterarie, senza sconti Regno a venire di J.G. Ballard – parolepop.altervista.org

Un pazzo nel centro commerciale ha sparato alla cieca ferendo e uccidendo. Nell’attentato ha perso la vita un uomo anziano, ex pilota di linea, padre del protagonista, a sua volta ex pubblicitario londinese a cui toccherà il compito di scoprire il vero assassino e soprattutto i reali motivi della violenza apparentemente razziale che sta infettando la comunità di Brooklands.

Regno a venire di J.G. Ballard: pro e contro

Partendo da queste premesse, Ballard imbastisce la trama attorno alla riflessioni critiche del scienze umanistiche sul capitalismo e sulla cultura di massa. Il consumismo come unico rituale collettivo; la comunicazione pubblicitaria braccio armato dei capitalisti per manipolare le menti; l’idolatria mai sopita negli uomini che si riflette sui beni di consumo; la noia che degenera in violenza alla ricerca disperata di una vitalità perduta; la società consumistica come forma di fascismo morbido; l’organizzazione dei tifosi sportivi in corpi paramilitari per riscoprire un senso di appartenenza che dia un senso alla vita.

Ma tutte queste idee non sono amalgamate in maniera consequenziale. L’insieme non quadra. Le riflessioni del protagonista e i dialoghi tra i personaggi che dovrebbero fare chiarezza sono improbabili, a volte contraddittori. Sembrano estratti di saggistica e pertanto decontestualizzati fino a sembrare deliri di fanatici e squilibrati. Concetti come “psicopatia elettiva” o “follia volontaria”, più volte evocati per spiegare ciò che sta accadendo a Brooklands, risultano fin troppo fumosi.

Regno a venire di J.G. Ballard pro e contro
Regno a venire di J.G. Ballard pro e contro –  parolepop.altervista.org

Ballard procede per accostamenti inusuali di idee e immagini, come i pittori surrealisti a cui disse di ispirarsi, ottenendo suggestioni inquietanti e per questo attraenti, che rappresentano l’aspetto più intrigante del romanzo. L’attenzione per i dettagli dello scrittore inglese riamane intatta. Sembra davvero di camminare per i quartieri vandalizzati di Brooklands e di respirare l’aria condizionata e opprimente del Metro-Centre. Peccato che al termine della lettura ci si chieda ancora chi pensava cosa.

‘Regno a venire’ è comunque un libro da leggere, canto del cigno di un grande scrittore. Il ruolo assegnato da Ballard ai centri commerciali, no luogo per eccellenza, quali focolai di un consumismo e di una comunicazione che avvelenano l’anima risulta datato. Oggi questa partita si gioca sulle piattaforme e sui social, che nel 2006, anno di pubblicazione del romanzo, erano appena nati o in fase embrionale. Proprio per questo, leggere ‘Regno a venire’ è come guardarsi allo specchio e scoprire quello che ci è successo in questi ultimi vent’anni.

 

Testo di Michele Lamonaca 

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