Nel 1902 a 26 anni Jack London decide di vestire i panni del mendicante per scoprire in quali condizioni vive la gente dell’East End, la parte più povera di Londra, e al termine della sua esperienza scrive “Il Popolo degli Abissi“.
Più che un raportage, ci troviamo difronte ad un vero trattato sociologico sulla parte orientale della capitale inglese, trasformata in un ghetto colmo di miseria e disperazione.
Il socialista Jack London, ricorrendo alla ‘ricerca sul campo‘, ci mostra dal di dentro come il grandioso impero britannico, sospinto dalla rivoluzione industriale, sia in realtà una fabbrica di vite derelitte, sfruttate in modo indecente da una classe dirigente e imprenditoriale incapace e senza scrupoli.
Allo stesso tempo inaugura la tecnica giornalistica della ricerca “sotto copertura“, adottata anni dopo dal giornalismo, prendendo appunti e scattando fotografie con la sua Kodak. Il risultato è una miscela di letteratura, testimonianze documentali e tabelle numeriche che sono una sentenza di colpevolezza contro l’iniquità della società del profitto.

Il Popolo degli Abissi: le condizioni economiche del sottoproletariato
Arrivato a Londra, con grande sorpresa del cocchiere, London si fa accompagnare nell’East End per comperare i suo abiti da lavoro. Panni lisi e dimessi, da marinaio caduto in disgrazia, per mischiarsi all’umanità senza speranza che abita quella parte di Londra. Per lo scrittore, quello è l’unico modo per scoprire la fondatezza delle voci raccolte sul “ghetto”.
Il travestimento gli consente di vedere in prima persona una realtà molto più aberrante e crudele. La popolazione dell’East End versa in una condizione di indigenza irreparabile. Oltre 1 milione di persone guadagna la miseria di 21 scellini a settimana per famiglia. Bastano appena per nutrirsi in modo approssimativo e per pagare il fitto. Ogni spesa inattesa, un paio di scarpe o una visita medica, obbliga a pesanti rinunce. L’economia sfrutta il lavoratore fino all’osso, con paghe bassissime, compresi i minori.
La malattia o l’infortunio del capo famiglia, unica fonte di reddito, rappresentano una sciagura per l’intero nucleo familiare. Gli imprenditori non hanno alcuna pietà. Non esistono indennizzi, forme di salvaguardia. Chi rimane invalido può dire addio alla possibilità di trovare un nuovo impiego. Tocca alla madre dei suoi figli cercare lavoro pur sapendo che sarà ancor più sottopagata. Dietro il successo dell’industria e del commercio inglese c’è lo sfruttamento della sua forza lavoro.
Un lavoratore adulto su tre è destinato a morire di mendacità. E poiché anche la vecchiaia produce povertà, non avendo tutele economiche, un quarto degli adulti muore tra le braccia della carità pubblica. Un sistema estremamente efficiente che produce vittime in quantità industriali. Tant’è che nella parte orientale di Londra c’è il problema del sovraffollamento, con i fitti in crescita per le avide speculazioni dei proprietari immobiliari. Jack London entra nelle case dell’East End e parla con la sua gente, raccogliendone le storie e restituendo al lettore ritratti struggenti di un’umanità affranta.

Il Popolo degli Abissi: la vita infernale dell’East End
Le strade del ghetto sono brutte, ma dietro i muri sudici della abitazioni si nasconde di peggio. Le parole di London trasudano sgomento e raccapriccio. Le famiglie vivono in una sola stanza. Lo stesso letto può essere affittato a tre persone e con esso anche il pavimento, se il bisogno da soddisfare è solo il dormire. Promiscuità e povertà generano squallore, infelicità e tragedia.
I bambini sono le prime vittime. La loro innocente bellezza dura molto poco, cedendo il passo al rassegnazione e al cinismo. Il 55% muore prima dei 5 anni. Chi riesce a superare questa soglia, cresce apatico, con l’intelletto intorpidito e il fisico anemico, mal sviluppato. Gli uomini, i più forti, partono via per arruolarsi nell’esercito o per trovare fortuna in altre parti del mondo. Le donne restano per subire la depravazione dei costumi oppure le percosse dei mariti, inferociti dall’acool, unico mezzo per sfuggire a quell’inferno.
E poi c’è l’esercito dei mendicanti, che affolla le strade dell’Est End e che si sposta verso il centro alla ricerca di tasche caritatevoli. Jack London si infiltra in questi ranghi miserabili per vivere con orrore le stesse umiliazioni e gli stessi supplizi. Si mette in coda davanti ai ricoveri, agli ospizi e agli asili. Luoghi sporchi dove l’accoglienza, sciatta e brutale, avviene con metodi carcerari, dimenticando dignità e valore delle persone.

Il Popolo degli Abissi: la gestione delle risorse
Lo scrittore californiano, concludendo “Il Popolo degli Abissi”, condanna aspramente la classe dirigente di una nazione così ricca e potente come l’Inghilterra di inizio Novecento, che di fatto è una fabbrica di milioni di esistenze infelici da sacrificare come bestie al macello. Punta il dito contro “la civiltà“, quella del progresso, che non è riuscita a migliorare le sorti dell’uomo pur avendone aumentato in modo esponenziale la capacità produttiva.
Da allora, il civilissimo Occidente ha continuato ad aumentare la produzione, esportando il suo modello in altri continenti. Ma la gestione delle risorse continua ad essere iniqua, se è vero come è vero che la quasi totalità delle ricchezze è nelle mani di pochissimi eletti mentre milioni di persone vivono ancora sotto la soglia di povertà.
Nel 1902 per Jack London l’unica strada percorribile è quella di ammettere il fallimento del sistema, per riorganizzare la società affidandola a una direzione capace. Sono trascorsi più di cento anni e la questione rimane irrisolta, senza alcuna presa di coscienza.
Michele Lamonaca
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