Riflessioni intime sulla culture di massa

Brevi recensioni letterarie, senza sconti: La vegetariana di Han Kang

Impossibile non leggere il romanzo del premio Nobel Han Kang come una rilettura moderna della metamorfosi, topos letterario che trova i suoi capisaldi nei miti ovidiani e nelle disavventure kafkiane del povero Gregor Samsa

L’opera della scrittrice coreana, pubblicata per la prima volta nel 2007, racconta le vicende di una donna anonima e remissiva, moglie di un uomo mediocre ed egoista, attraverso gli occhi del marito, del cognato e della sorella maggiore.

Brevi recensioni letterarie, senza sconti La vegetariana di Han Kang
Brevi recensioni letterarie, senza sconti: La vegetariana di Han Kang

Un sogno orribile, come la goccia che fa traboccare il vaso, slatentizza la schizofrenia della protagonista, innescando un processo psichico di vegetalizzazione.

Il controllo del corpo, unica libertà rimastole, diventa lo strumento di rivolta contro un’esistenza dolorosa. L’infanzia deturpata dalla violenza del padre e il rapporto coniugale privo di sentimenti l’hanno vista sempre e solo oggetto al servizio dei maschi.

La vegetariana di Han Kang: pro e contro

Nel raccontare questa metamorfosi, una fuga votata all’autodistruzione, l’autrice dimostra grande padronanza nel materializzare il perturbante freudiano. Mentre il delirio della protagonista assume connotati drammatici, ci troviamo difronte a scene sempre più raccapriccianti e deformi. E anche in questi casi la scrittura di Han Kang conserva toni minimalisti, carica di una lucidità distaccata.

La vegetariana di Han Kang: pro e contro
La vegetariana di Han Kang: pro e contro

Procede per rimozione più che per sottrazione. Come i personaggi del romanzo, abituati a reprimere le pulsioni dietro maschere di pietra, salvo viverle nel sonno, sottoforma di incubi. L’effetto complessivo è raggelante. Il tono usato dalla Kang è quasi contemplativo pur raccontando la tossicità delle convenzioni sociali, la violenza intrinseca della vita e della natura umana. Per questi motivi, forse, il romanzo potrebbe risultare indigesto ai lettori meno navigati. Ma una cosa è certa, siamo di fronte a un’opera di vera letteratura perché, riprendendo Kafka, il libro della Kang è “un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”.

 

Testo di Michele Lamonaca

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