Riflessioni intime sulla culture di massa

Riccardo Ruggeri, il Ceo capitalism ci trasformerà in zombie

Da operaio ad amministratore delegato di multinazionali, Riccardo Ruggeri nel suo libro “America – Un romanzo gotico” svela e racconta le colpe della classe dirigente statunitense.

Liberale vecchio stampo di 83 anni e convinto assertore del capitalismo classico, Ruggeri salì giovanissimo sull’ascensore sociale per arrivare all’attico partendo dallo scantinato. Conosce bene l’élite di cui parla nel libro perché ne fa parte. E utilizzando la tecnica del gonzo journalism inventato da Hunter Stockton Thompson, compone quelle che lui stesso chiama “Cartoline da un impero in crisi“.

L’autore ama l’America, dove ha lavorato per quindici anni e torna spesso per annusarne l’aria. Perché ciò che accade dall’altra parte dell’oceano è destinato a ripetersi nella nostra Europa.
Il suo libro è un viaggio per comprendere quale futuro toccherà ai suoi nipoti.

Riccardo Ruggeri
Riccardo Ruggeri – Fonte: riccardoruggeri.eu

I segni deboli di Riccardo Ruggeri 

In nove anni di gestazione, conclusasi in concomitanza con l’elezione di Donald Trump, Ruggeri ha scritto il suo libro utilizzando il metodo dei “segni deboli“, messo a punto da lui stesso negli anni in cui era chiamato ad entrare velocemente nel business per adottare le strategie giuste. I segni deboli si scoprono con un esercizio di osservazione molteplice e un ragionamento fuori dagli schemi da rivolgere alla quotidianità delle persone, alle mode, ai cantieri aperti, frequentando mostre e ristoranti in voga.

Per il suo libro Riccardo Ruggeri ha scelto sei sensori: tre luoghi fisici, le città di Wichita, New York e San Francisco. E tre momenti importanti nell’esistenza dell’uomo moderno: business, cucina e arte contemporanea. Il risultato è una visione da romanzo gotico, dove il romanticismo sta però cedendo il passo all’horror.

I segni deboli dell’autore raccontano uomini d’affari che sono tutta comunicazione e pochissima azione. Trincerati dietro locuzioni inventate per arrogarsi nuove libertà, e dietro tecnicismi senza alcuna sostanza, per gettare fumo negli occhi della gente. Sono paragonabili ai protagonisti dell’arte e dell’alta cucina contemporanea. Epigoni di Duchamp, applicano il ready made senza personalità e capacità creativa. Gli chef badano soprattutto alla presentazione del piatto, dimenticandone la sostanza. Gli artisti, prigionieri del concettuale e della decontestualizzazione, come gli chef e i dirigenti d’impresa hanno dimenticato il saper fare.

Ceo capitalism e consumatori zombie

Appartenendo alla generazione che ha costruito la propria fortuna con il duro lavoro partendo da zero, Riccardo Ruggeri osserva con sgomento la totale mancanza d’impegno morale e intellettuale nascosta dietro i discorsi elitari di chi si occupa di economia e finanza, ridotte entrambe ad un tavolo da gioco. Nel mondo dei super manager e dei super bonus, saper dire è meglio che saper fare. Ceo e proprietà, assecondati dalla politica, mettono in piedi commedie credibili, business idee rivoluzionarie. Usano la gran cassa della comunicazione per promettere innovazioni strabilianti. E quando finalmente hanno rastrellato i soldi degli ignari risparmiatori, dichiarano che il sogno è ormai irrealizzabile per colpa del mercato, e che servono i quattrini di stato perché “bisogna salvare l’azienda“, procedendo alla spartizione del malloppo.

Ruggeri riassume tale modello con il termine Ceo capitalism. Un’involuzione del suo rimpianto “capitalismo classico“, cominciata quando l’economia ha deciso di privilegiare il consumatore a discapito del lavoratore. Da quel momento si sono innescati una serie di processi nefasti. Innanzitutto il lento ma graduale di impoverimento dei lavoratori. “Impoverimento dolce“, lo chiama Ruggeri, perché il potere d’acquisto appare accettabile grazie ai prezzi tenuti bassi con la riduzione della qualità. E poi l’impoverimento dello Stato come conseguenza della pressione esercitata dall’élite affinché si abbassino le tasse. La nascita della gig economy, il lavoro a tempo pieno soppiantato dai “lavoretti“, “commodity” che precarizzano la vita, scaricando il rischio d’impresa su Stato e cittadini.

Riccardo Ruggeri
America -Un romanzo gotico – Fonte: riccardoruggeri.eu

Le felpe californiane della Silicon Valley

 

In fine assistiamo alle crescita mostruosa dei baroni dell’economia digitale, “le felpe californiane” della Silicon Valley. Che agendo contro la libertà della Rete, hanno dato vita ad un oligopolio miliardario con i nostri dati prelevati a titolo gratuito grazie ad un sistema di controllo degno del futuro distopico immaginato da Orwell. Per converso, i giganti del digitale mantengono il massimo riserbo sulle loro pratiche; approfittano di ogni scappatoia per pagare meno tasse; continuano a schiacciare i possibili concorrenti distruggendo la loro idea un secondo dopo averla acquistata.

Il colpo di grazia arriverà – secondo Ruggeri – con l’introduzione del salario minimo garantito. Allora la popolazione sarà ridotta ad un’accozzaglia di miserabili consumatori, un esercito di zombie che passerà la vita ad acquistare prodotti di infimo livello.

Il regime dei dem-rep e Donald Trump

In opposizione alla vulgata radical chic, Ruggeri accoglie l’elezione di Donald Trump come la risposta del popolo americano all’insipienza della classe dirigente che ha trovato appoggio nella triade presidenziale Clinton-Bush-Obama. Lo stesso ragionamento vale per la Brexit degli inglesi e il No degli italiani al referendum costituzionale.

Per Ruggeri l’ultimo grande presidente americano è stato Ronald Reagan, perché assieme alla Tatcher ha distrutto il comunismo. I successori si sono distinti per inettitudine sia nella politica interna che in quella estera. Nulla hanno fatto contro i giocatori d’azzardo della finanza, intenti a sfruttare e danneggiare l’economia reale per i propri interessi. Secondo l’autore ed ex Ceo italiano, la sconfitta di Hilary Clinton è stata una fortuna perché ha interrotto il tentativo di costruire una tradizione esecrabile: quella delle dinastie presidenziali. Dopo di lei, sarebbero arrivate Michelle Obama e poi magari Chelsea Clinton. Gli americani hanno eletto Trump per rompere il sodalizio lobbistico trasversale che attraversa il partito repubblicano e quello democratico. Adesso tocca a lui affrontare i veri problemi della nazione americana a cominciare dal lavoro. Ma sulle capacità di Trump, Ruggeri non esprime facili speranze.

Riccardo Ruggeri
Silicon Valley

Che il passato ridiventi il futuro

Un ritorno al passato è ciò che si augura l’ex Ceo italiano per l’America. Perché New York, che rappresenta il presente, è un luogo durissimo, pieno di solitudine, dove si viaggia alla velocità della luce per non restare schiacciati e si vive immersi nella cultura effimera dei radical chic.

San Francisco, base delle felpe californiane, rappresenta il futuro paventato da Ruggeri. Una società di individui “emotivamente corretti“, “implacabili paladini delle buone cause“, inventori di lotte libertarie paradossali, pronti a condannare chiunque non la pensi come loro. Wichita, nel Midwest, rappresenta invece il passato a cui, secondo Ruggeri, gli americani dovrebbero tornare. Nonostante il progresso, è rimasta pur sempre terra di agricoltori e allevatori. Gente semplice che non ha mai dimenticato le sue origini risalenti al tempo dei pionieri in cerca di terra e lavoro.

Wichita è l’esempio di quanto sia importante conservare e valorizzare le proprie ricchezze, le proprie tradizioni. Secondo Riccardo Ruggeri bisogna ripartire da questo esempio. E non propone soluzioni alternative al capitalismo, ma chiede a quest’ultimo di mettere al centro del suo progetto l’uomo. L’unico modo, a suo avviso, per interrompere il disfacimento dell’Occidente a cui stiamo assistendo impotenti.

Michele Lamonaca

Riproduzione riservata 

Facebook