Il romanzo ‘Cuore Nero’ di Silvia Avallone è trascinante nella prima metà, ma perde colpi nella seconda tra buonismo e incongruenze.
Il senso di colpa per aver praticato ed essere sopravvissuti al male. I due temi principali del romanzo ‘Cuore Nero’ di Silvia Avallone, pubblicato nel 2024, sono incarnati da Emilia e Bruno.

Lei cerca di buttarsi alle spalle un passato terribile, rintanandosi in un paesino di montagna spopolato da tempo, dove ha passato momenti felici dell’infanzia. Qui troverà l’amore di Emilio, anche lui rifugiato tra i boschi per dimenticare la tragedia che ne ha segnato l’esistenza.
Cuore Nero di Silvia Avallone: pro e contro
Un romanzo diviso in due, quello di Silvia Avallone. La prima parte funziona grazie al non detto, una mannaia invisibile pronta ad abbattersi sul legame nato tra i due protagonisti e che allo stesso tempo rende possibile qualunque scenario, mantenendo alta la tensione.

La seconda parte, in cui l’autrice sviluppa il percorso di redenzione di entrambi, delude le aspettative. Soprattutto per Emilia, colpevole di un reato atroce che non sembra giustificato dal profilo psicologico di partenza. Difficile da digerire anche il racconto dell’esperienza carceraria della ragazza, un po’ troppo edulcorata e buonista, e la scelta di tirare troppo per le lunghe la rivelazione della colpa di cui si è macchiata, piazzandola nelle ultime trenta pagine, dopo una serie infinita di indizi.
Resta comunque un’opera in grado di interrogare il lettore su questioni ineludibili, come l’afflizione dovuta al rimorso, la difficoltà di perdonarsi e di accettare i lati più oscuri della persona amata, ma le strade imboccate dalla scrittrice per i condurre i due protagonisti alla salvezza ne indeboliscono la resa finale.
Testo di Michele Lamonaca
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