Con l’ultimo romanzo, ‘Never flinch’, Stephen King gioca subito a carte scoperte. Il risultato è un’opera meno evocativa e più incentrata sul processo degenerativo che sta investendo la società statunitense.
L’America non se la sta passando bene. Gli “Stati Uniti baluardo della democrazia” è poco più che uno slogan sbiadito difronte alle politiche liberticide di Trump. Stephen King, con il suo ultimo romanzo, sceglie la strada dell’opera corale, polifonica, piena zeppa di personaggi, per dar conto su larga scala dell’attuale oscurantismo nel quale è impantanata la prima potenza mondiale. Non è un caso che la storia sia raccontata al presente. Rinunciare al potere evocativo della narrazione al passato appare come un gesto simbolico che sottolinea e rafforza la volontà di denuncia dello scrittore americano.

Never flinch – La lotteria degli innocenti, pubblicato nel 2025, è a tutti gli effetti un thriller che ruota attorno alla figura di un serial killer intenzionato a uccidere tanti innocenti quanti sono i giurati che hanno spedito in galera un uomo accusato ingiustamente di pedofilia, morto assassinato in carcere.
Un canovaccio che consente di ripescare la figura dell’investigatrice privata Holly Gibney. Never flinch può essere quindi considerato l’ennesimo capitolo del “Ciclo di Holly Gibney” che comprende romanzi e racconti. E infatti non mancano riferimenti agli eventi inquietanti che l’hanno vista combattere contro l’Outsider, creatura leggendaria conosciuta come El Cuco.
Never flinch di Stephen King: pro e contro
Holly, poco appariscente e dotata di scarsa autostima, si aggrappa al suo formidabile intuito per trarre in salvo sé stessa e gli altri personaggi positivi della storia, mentre il mondo attorno a lei somiglia sempre più a un manicomio a cielo aperto. I mali più virulenti della nazione americana, lontani dall’essere debellati, continuano a squarciare con i loro artigli il tessuto sociale. Il sistema giudiziario, distorto dalla sete di potere dei procuratori, spedisce innocenti in carcere per tranquillizzare l’opinione pubblica. Il fanatismo religioso di matrice cristiana, elemento costitutivo degli Stati Uniti d’Amarica da quando i primi Padri Pellegrini sbarcarono dalla Mayflawor, continua a produrre chiese indipendenti, vere e proprie sette, che lanciano anatemi contro chi difende i diritti civili dello stato laico, soprattutto quelli delle donne, arrivando ad armarsi per uccidere.

Tema, tra quelli affrontati nel romanzo, che è forse uno dei più sentiti da King, visto che al termine del libro c’è una lista di uomini e donne assassinati per aver difeso il diritto all’aborto. Ma il fanatismo può essere anche laico. Lo sanno bene i personaggi famosi inseguiti da orde di fan alla caccia di autografi su gadget di ogni tipo, magari da rivendere online per farci un po’ di grana. Anche l’attivismo per i diritti civili ha il suo lato oscuro, quando tracima nell’egocentrismo. Lo stesso si può dire del mondo dell’informazione quando si trasforma in sciacallaggio mediatico.
In Never Flinch l’America è una pentola a pressione che sfiata minacciosa ed è sul punto di esplodere. Un magma parossistico nel quale non possono mancare alcuni dei temi più ricorrenti dell’opera letteraria di King. Le dipendenze sono la via di fuga da una realtà inospitale, una piaga sociale che uccide lo spirito prima del corpo. La famiglia è il luogo più pericoloso per i minori se abitata da genitori frustrati e violenti, e quindi fucina di nuovi individui disturbati.
Messi assieme, tutti questi reagenti dovrebbero fare dell’ultimo romanzo di King una miscela carica di tensione, e in parte ci riescono, ma la voce del grande scrittore americano appare un po’ appannata. Se c’è un’abilità, tra le tante, che gli va riconosciuta è quella di saper evocare la malvagità attraverso suggestioni da brividi, scegliendo con cura ogni singola parola e immagine per solleticare la fascinazione che il male esercita sulla natura umana, prima di disvelarne in modo indimenticabile l’abbagliante oscurità.
Ma in Never Flinch sono davvero poche le scene al cardiopalmo, quelle da leggere in apnea. King mostra subito le sue carte riducendo al minimo le occasioni in cui i capelli del lettore si drizzano dalla paura. In compenso ci si ritrova difronte all’affresco potente di una nazione in preda a un processo di regressione culturale, dove le poche cose da salvare – sembra dirci King – sono la musica e la poesia. Uno dei pochi momenti in cui l’inaspettato che fa orrore si materializza con un tocco di soprannaturale lo ritroviamo nelle ultimissime righe del romanzo, in un finale che sembra dare appuntamento a una nuova avventura di Holly Gibney.
Testo di Michele Lamonaca
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