L’intelligenza artificiale ha imparato a costruire sé stessa, migliorandosi a una velocità pazzesca: l’IA sta per scatenare una tempesta perfetta che si abbatterà su chi fa un lavoro cognitivo.
I modelli più sofisticati d’intelligenza artificiale hanno imparato a ricrearsi in una versione migliore della precedente. Un sogno per gli adepti del Transumanesimo che aspettano con ardente devozione l’avvento della Singolarità Tecnologica dotata di intelligenza superiore a quella umana. Un incubo per chi, più modestamente, lavora davanti al computer per portare il pane a casa.

La perdita di posti di lavoro causata dall’IA sta già avvenendo in maniera silenziosa. Ma tra pochissimo, stando alle parole di chi lavora nel settore, il fenomeno assumerà proporzioni gigantesche. L’urgenza percepibile nel segnale di pericolo lanciato Matt Shumer è la stessa di chi avvista uno squalo in mare, urla a squarcia gola il pericolo indicandolo con le mani, ma non viene ascoltato, anzi, sul momento viene preso per pazzo dagli altri bagnanti, che avendo lo squalo alle spalle non lo vedono, e continuano a giocare a palla come se niente fosse. Roba da far accapponare la pelle.
L’articolo apparso di recente sul blog di Shumer dovrebbe far drizzare le antenne ai lavorati e alle istituzioni, innanzitutto per l’autorevolezza dello scrivente e soprattutto per quello che ha raccontato. Shumer è fondatore e CEO di OthersideAI, azienda che sviluppa intelligenze artificiali per aiutare le persone a scrivere e lavorare meglio online. Di recente ho messo alla prova l’applicazione più nota dell’azienda con sede nello stato di New York. Si chiama HyperWrite. Gli ho chiesto di scrivere un articolo di giornale su un argomento specifico che conosco abbastanza bene e il risultato, a me che scrivo per mestiere, ha fatto venire i brividi. L’articolo era perfetto.
Shumer sa bene di cosa parla, e leggere ciò che ha scoperto di recente è davvero preoccupante. Il buon Matt si è seduto davanti al computer e ha chiesto all’ultima versione di un’IA tra le più potenti di costruire un’applicazione, spiegandogli in maniera stringata cosa voleva. Niente di nuovo, direbbe qualcuno. Ormai è di dominio pubblico il fatto che l’intelligenza artificiale sappia scrivere programmi software.
Solo che l’IA interpellata da Shumer è andata oltre materializzando sullo schermo una specie di miracolo. L’intelligenza artificiale, dopo aver scritto decine di migliaia di righe di codice, ha fatto una cosa che solo un anno fa sarebbe stata impensabile. Ha aperto l’app stessa, usandola come farebbe una persona normale e l’ha corretta a suo gusto. Il racconto di Shumer rende bene l’idea: «Clicca sui pulsanti. Testa le funzionalità. Se non le piace l’aspetto o la sensazione che trasmette, torna indietro e la modifica, da sola. Ripete, come farebbe uno sviluppatore, correggendo e perfezionando finché non è soddisfatta. Solo quando ha deciso che l’app soddisfa i suoi standard, torna da me e mi dice: “È pronta per essere testata”. E quando la testo, è perfetta. Non sto esagerando».
Lavoro cognitivo in pericolo: l’intelligenza artificiale ha imparato a costruire sé stessa
Ma questo è niente. Il 5 febbraio scorso OpenAI ha rilasciato il Codex GPT-5.3. “È stato questo modello a sconvolgermi di più“, dice Shumer. Perché “non si limitava a eseguire le mie istruzioni. Prendeva decisioni intelligenti. Aveva qualcosa che, per la prima volta, sembrava giudizio, gusto. Quell’inspiegabile senso di sapere qual è la decisione giusta, che la gente ha sempre detto che l’AI non avrebbe mai avuto. Questo modello ce l’ha, o ha qualcosa di abbastanza simile, tanto che la distinzione sta iniziando a non avere importanza“.

Nella documentazione tecnica rilasciata da OpenAI si legge quanto segue: “GPT-5.3-Codex è il nostro primo modello che ha avuto un ruolo determinante nella sua creazione. Il team del Codex ha utilizzato le prime versioni per eseguire il debug del proprio training, gestire la propria distribuzione e diagnosticare i risultati dei test e le valutazioni.”
Sì, avete capito bene. L’intelligenza artificiale appena rilasciata ha contribuito a costruire sé stessa. E Dario Amodei, Ceo di Anthropic – altra azienda statunitense di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’IA fondata nel 2021 da ex-colleghi di OpenAI – dice che potremmo essere “a soli 1-2 anni dal momento in cui l’attuale generazione di intelligenza artificiale costruirà autonomamente la successiva“. Stiamo assistendo a “un’esplosione di intelligenza” come la chiamano i ricercatori. La strada è tracciata. L’ultima versione AI che è la più intelligente scriverà quella successiva molto più velocemente e sarà ancora più intelligente.
Sempre Dario Amodei ha pubblicamente previsto che l’intelligenza artificiale eliminerà il 50% dei posti di lavoro impiegatizi di livello base entro uno-cinque anni. Per alcuni si tratta di una stima per difetto. Viste le potenzialità dei modelli più recenti e la velocità con la quale crescono le abilità dell’IA, la capacità di scatenare “una rivoluzione dirompente potrebbe essere già disponibile entro la fine di quest’anno“, aggiunge Shumer.
Il METR, istituto di ricerca no-profit con sede a Berkeley, misura per quanto tempo un’IA può svolgere autonomamente compiti complessi prima di aver bisogno dell’intervento umano. La misurazione più recente effettuata a novembre 2025 su Claude Opus 4.5 ha mostrato che questo modello è in grado di portare a termine sequenze di compiti – programmazione software o progettazioni ingegneristiche multi-fase – che richiedono cinque ore di lavoro con una probabilità di successo del 50%. Il tempo di lavoro raddoppia ogni sette mesi. Ciò significa che a giugno di quest’anno l’IA potrebbe completare compiti che richiedono dieci ore di lavoro con la percentuale di successo del 50%.
Siamo difronte a quella che è a tutti gli effetti è una crescita esponenziale. Per rendere meglio l’idea di quello che sta arrivando, Shumer utilizza una similitudine inquietante. Quando a fine 2019 si cominciò a parlare di un nuovo coronavirus che stava infettando le persone in una città sconosciuta della Cina, nessuno avrebbe mai immaginato che nel giro di pochissimi mesi quello stesso virus avrebbe invaso e terrorizzato il mondo intero. Secondo Shumer, dati alla mano e in base alla sua esperienza diretta, l’intelligenza artificiale avrà a breve lo stesso impatto repentino e devastante sul mondo del lavoro.
Ma non è l’unico a dirlo. Le voci che si levano preoccupate sono sempre di più. E non stiamo parlando di complottisti, ma di gente che ha il polso della situazione. A gennaio, durante l’ultima edizione del World Economic Forum che si tiene a Davos, l’allarme è stato lanciato in maniera chiara. Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, ha parlato di uno “tsunami” che sta investendo il mercato del lavoro, rimarcando l’impreparazione dei Paesi e delle imprese.
Il settore dell’intelligenza artificiale cresce al ritmo folle del 33% annuo grazie a investimenti che dal 2010 hanno raggiunto la cifra monstre di 600 miliardi di dollari. Alex Karp, Ceo di Palantir, rivolgendosi ai laureati in discipline umanistiche ha detto: “L’IA distruggerà il vostro lavoro”. Demis Hassabis, Ceo di Google DeepMind, ha ammesso che “quest’anno potremmo assistere all’inizio di un possibile impatto sui livelli più junior”. Questo significa la riduzione degli stagisti e delle assunzioni che segnano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
Un tempesta perfetta sta per abbattersi su tutti i settori che richiedono lavoro cognitivo: analisi finanziaria, scrittura e contenuti, ingegneria del software, analisi mediche, servizio clienti, lavoro legale. Ormai non siamo più nel campo del “se” ma del “quando”. Tant’è che i consigli di Shumer per i lavoratori cognitivi comprendono il suggerimento angosciante di mettere da parte i risparmi e di fare attenzione a contrarre nuovi debiti, proprio perché la situazione potrebbe volgere al brutto in men che non si dica.
È vero che ogni crisi è un’opportunità, ma a patto di riconoscerla e affrontarla. Invece della questione non v’è traccia nel dibattito politico italiano ed europeo. Intanto la gente che rimane senza lavoro per colpa dell’IA aumenta giorno per giorno. Ma nulla in confronto a quello che sta per succedere, o meglio, che sta succedendo.
Testo di Michele Lamonaca
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