Riflessioni intime sulla culture di massa

Hal Ashby, l’anarchico gentile della New Hollywood: sei capolavori imperdibili

Nella storia del cinema americano degli anni Settanta Hal Ashby rappresenta una delle voci più originali e radicali. Approccio che gli costò l’avversione dell’industria hollywoodiana   

La stagione irripetibile conosciuta come New Hollywood è associata a figure canoniche come Coppola, Scorsese, Cimino, Altman o Friedkin. Invece Hal Ashby paga ancora oggi il prezzo della sua anarchia. Eppure, in meno di un decennio, ha realizzato una serie di opere capaci di intercettare con rara sensibilità le trasformazioni culturali, politiche e morali dell’America post-anni Sessanta.

Hal Ashby, l’anarchico gentile della New Hollywood: sei film, sei capolavori
Hal Ashby, l’anarchico gentile della New Hollywood: sei film, sei capolavori – parolepop.it – Fonte: screenshot IG @halashbymovie

Nato nel 1929 a Odgen, nello Utah, William Hal Ashby non studiò cinema come molti esponenti della New Hollywood. La sua infanzia fu segnata dal divorzio dei genitori e dal suicidio del padre quando il piccolo Hal aveva solo 12 anni. Abbandonata la scuola superiore, fece tanti mestieri per sostenersi economicamente. All’età di 21 anni aveva già due matrimoni e altrettanti divorzi alle spalle.

Arrivato a Los Angeles, fece il suo ingresso nel mondo del cinema per puro caso, dalla porta di servizio. Gli ci vollero otto anni di gavetta come montatore per arrivare a sedersi dietro la macchina da presa. Otto anni che però risultarono fondamentali, perché gli permisero di affinare un talento narrativo innato e di conquistare, nel 1968, l’Oscar per il miglior montaggio con il film “La calda notte dell’Ispettore Tibbs”, diretto dall’amico e mentore Norman Jewison, figura fondamentale nella carriera di Hal.

Il regista canadese perorò l’indipendenza artistica dei registi dalle ingerenze dei produttori. Causa sposata in pieno da Ashby, che sempre grazie a Jewison ebbe l’opportunità di girare il suo primo film. Ma per mettere a fuoco in maniera definitiva quanto la figura di Ashby risultasse irregolare nel contesto dell’industria culturale di Hollywood, c’è un altro dato biografico che bisogna tenere a mente.

Hal Ashby, l’hippie della New Hollywood che raccontò le ferite dell’America

William Hal sposò la cultura hippy non solo nel modo di vestire e nell’uso di sostanze stupefacenti, aspetti apparentemente più modaioli, ma anche e soprattutto nelle rivendicazioni politiche e sociali, con il rifiuto della società dei consumi a favore di un ritrovato senso di comunità, fondato sul rispetto reciproco, sulla libertà d’espressione e sull’unione di intenti. Una visione che perseguì nel privato, ma anche sul set, dove si elevò al ruolo di leader carismatico grazie alla gentilezza, alla serenità e alla capacità di ascolto.

Hal Ashby, l'hippie della New Hollywood
Hal Ashby, l’hippie della New Hollywood – parolepop.it – Fonte: screenshot IG @halashbymovie

Il suo modo di intendere la vita e il lavoro, unito al suo perfezionismo in fase di montaggio, causa di ritardi nelle consegne, fecero di lui una figura scomoda rispetto alle logiche commerciali dei produttori hollywoodiani. Fu una convivenza conflittuale, che sfociò in numerose battaglie legali, nella nomea di regista inaffidabile e quindi nella difficoltà di girare nuovi film. Insomma, una vera e propria messa al bando, i cui effetti perdurano ancora oggi, con il mancato sviluppo di un apparato critico degno della sua levatura artistica e consono alla potenza del suo cinema.

Ma fu proprio grazie a un vissuto difficile e a un modus vivendi contestatario e idealista che Ashby si approcciò alla regia con una sensibilità fuori dall’ordinario. I protagonisti dei suoi film sono spesso figure marginali o disadattate: giovani alienati, soldati disillusi, reduci di guerra, individui ai margini della società, incapaci o non disposti ad adattarsi alle regole della società americana. Attraverso questi personaggi, Ashby mise in discussione i miti fondativi degli Stati Uniti, come la ricerca spasmodica del successo, la doppiezza borghese e il patriottismo, restituendo il ritratto di un paese lacerato da contraddizioni profonde.

Il cinema di Ashby si distingue per una combinazione singolare di satira sociale, malinconia esistenziale e spirito libertario. Elementi che permettono ai suoi film di attraversare generi diversi – dalla commedia nera al melodramma antimilitarista – mantenendo una forte unità poetica. Le opere realizzate da Ashby negli anni Settanta sono documenti sensibili di un’epoca di transizione, in cui la cultura americana affrontò il trauma del Vietnam, la crisi delle istituzioni e la trasformazione dei costumi sociali. Allo stesso tempo, continuano a dialogare con il presente. La loro ironia, il loro spirito libertario e la loro attenzione verso disadattati ed emarginati le rendono sorprendentemente contemporanee.

Il padrone di casa, Harold e Maude, L’ultima corvé, Shampoo, Tornando a casaOltre il giardino, girati tutti tra il 1970 e il 1979, danno la misura di quanto Ashby sia stato grande come artista. Questi sei film restituiscono in maniera abbagliante la sua capacità di raccontare l’America attraverso un punto di vista laterale, ironico, profondamente umano, e testimoniano la straordinaria coerenza del suo sguardo registico. Rappresentano uno dei percorsi autoriali più sensibili e anticonformisti del cinema a stelle e strisce di quegli anni. Riscoprirli significa non solo riportare alla luce un autore fondamentale, ma anche interrogare un momento storico in cui il cinema statunitense seppe mettere in discussione, con rara libertà creativa, le narrazioni dominanti della società.

Il suo lavoro merita di essere riscoperto per restituire centralità a un regista che, pur essendo stato uno dei protagonisti della New Hollywood, è stato progressivamente marginalizzato nella narrazione dominante di quella stagione cinematografica. La rappresentazione critica della società americana attraverso il cinema degli outsider rende unica e ineguagliabile la sua filmografia. Le storie di individui in conflitto con le istituzioni, le norme sociali e i valori dominanti fanno dell’opera di Ashby uno dei più autentici laboratori di libertà narrativa e politica del cinema americano degli anni Settanta.

 

 Il padrone di casa (The Landlord, 1970)

Il padrone di casa (The Landlord, 1970) di Hal Ashby
Il padrone di casa (The Landlord, 1970) di Hal Ashby – parolepop.it – Fonte: screenshot Mubi.com

Opera prima di Ashby, il film racconta la storia di un giovane bianco, ricco e ingenuo (Beau Bridges), che acquista una palazzina nel Bronx abitata da afroamericani, con l’idea di ristrutturarlo e sfrattare gli inquilini. Il contatto con la comunità locale trasformerà progressivamente la sua visione del mondo.

Attraverso una satira pungente, Ashby mette in risalto le contraddizioni della borghesia progressista, affrontando temi come il razzismo sistemico, la gentrificazione e il privilegio sociale. Già in questo esordio emerge una delle caratteristiche centrali del cinema di Ashby: la capacità di affrontare complesse questioni politiche attraverso uno sguardo ironico e profondamente empatico.

 

 

Harold e Maude (Harold and Maude, 1971)

Harold e Maude (Harold and Maude, 1971) di Hal Ashby
Harold e Maude (Harold and Maude, 1971) di Hal Ashby – parolepop.it – Fonte: screenshot IG @halashbymovie

Con Harold e Maude, il regista racconta l’improbabile amicizia tra un giovane (Bud Cort), ossessionato dalla morte e deciso a ribellarsi contro la sua ricca famiglia, e una donna di quasi ottant’anni (Ruth Gordon), anticonformista, che vive con entusiasmo ogni momento della sua vita.

Il film incarna perfettamente lo spirito controculturale dei primi anni Settanta: la critica alle convenzioni sociali, la celebrazione della libertà individuale e il rifiuto dei valori borghesi si fondono in una favola nera capace di coniugare humour, romanticismo e filosofia esistenziale. L’opera rappresenta uno dei manifesti più singolari della sensibilità libertaria della New Hollywood.

 

 

L’ultima corvé (The Last Detail, 1973)

Hal Ashby sul set del film L’ultima corvé (The Last Detail, 1973)
Hal Ashby sul set del film L’ultima corvé (The Last Detail, 1973) – parolepop.it – Fonte: screenshot IG @halashbymovie

Protagonisti del film sono due sottufficiali della marina statunitense (Jack Nicholson e Otis Young) incaricati di scortare un giovane e ingenuo marinaio (Randy Quaid), condannato a otto anni di carcere militare per un piccolo furto. Durante il viaggio verso la prigione, i tre uomini condivideranno una breve ma intensa esperienza di libertà.

Il film mette in scena l’assurdità della giustizia militare e l’arbitrarietà dell’autorità istituzionale, restituendo al tempo stesso un ritratto toccante dell’amicizia maschile e della solidarietà tra individui ai margini del sistema. Con il suo realismo malinconico, l’opera è una riflessione antimilitarista tra le più incisive, nell’epoca in cui l’America perdeva la sua innocenza con la guerra in Vietnam.

 

 

Shampoo (1975)

Shampoo (1975) di Hal Ashby -
Shampoo (1975) di Hal Ashby – parolepop.it – Fonte: screenshot IG @halashbymovie

Ambientato nella Los Angeles del 1968, alla vigilia dell’elezione di Richard Nixon, Shampoo segue le vicende sentimentali e professionali di un affascinate parrucchiere di Beverly Hills (Warren Beatty) che intreccia relazioni sentimentali con diverse donne dell’alta borghesia.

In apparenza si direbbe una sofisticata commedia sentimentale, in realtà il film è una critica sottile alla vacuità della classe privilegiata americana. Inoltre denuncia la caduta degli ideali sostenuti dalla controcultura degli anni Sessanta. Ashby utilizza il microcosmo dell’alta società californiana per raccontare il passaggio simbolico da un’epoca di speranze utopiche a una fase di crescente disincanto politico.

 

 

Tornando a casa (Coming Home, 1978)

Tornando a casa (Coming Home, 1978) di Hal Ashby
Tornando a casa (Coming Home, 1978) di Hal Ashby – parolepop.it – Fonte: screenshot Mubi.com

Film tra i più intensi sulla guerra del Vietnam, Tornando a casa racconta la storia di una donna (Jane Fonda), che rimasta sola dopo la partenza del marito diretto al fronte (Bruce Dern), stringe un legame profondo con un reduce (Jon Voight) incontrato in un ospedale militare, a sua volta rimasto paralizzato in guerra.

L’opera affronta con straordinaria sensibilità il trauma psicologico e fisico dei veterani, criticando la retorica patriottica e mostrando le conseguenze della guerra sulla vita dei soldati e di chi resta a casa. Il film è uno dei momenti più alti del cinema politico americano degli anni Settanta.

 

 

 

Oltre il giardino (Being There, 1979)

Oltre il giardino (Being There, 1979) di Hal Ashby
Oltre il giardino (Being There, 1979) di Hal Ashby – parolepop.it – Fonte: screenshot IG @halashbymovie

Forse il massimo capolavoro di Ashby, Oltre il giardino racconta la storia di Chance (Peter Sellers), un giardiniere ingenuo e analfabeta che per una serie di equivoci viene scambiato per un brillante pensatore politico.

Per mezzo di un impianto satirico di straordinaria eleganza, il film smaschera la superficialità dei media, il linguaggio vuoto della politica e la facilità con cui l’apparenza riesce a risultare più convincente della reale competenza. In quest’ottica, Oltre il giardino anticipa le dinamiche distorte che ancora oggi caratterizzano il rapporto tra comunicazione, potere e spettacolo.

 

 

 

Testo di Michele Lamonaca

Riproduzione riservata 

Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *